19. dic, 2018

Daylight. La libellula e il tulipano rosso di Lisa Di Giovanni

La varietà degli scritti dell’autrice conferisce un valore ambivalente a questa silloge.

È piuttosto difficile far poesia e, a maggior ragione, recensirla. Troppe le “licenze”, le libertà stilistiche, le variabili emozionali (di chi scrive, ma anche di chi legge). E se la poíesis già ai tempi di Erodoto coincide con un atto di creazione, è comprensibile come esprimere un giudizio su di un mondo immaginario “fatto dal nulla” sia un arduo compito.

Ma Lisa Di Giovanni, con la sua opera omnia intitolata Daylight, più che creare osserva. Guarda all’interno di se stessa, trasferendo i propri pensieri senza filtri o costruzioni morali in versi, strofe, racconti brevi e paragrafi dal sapore di aforismi. In ognuna delle sezioni in cui è diviso il volume c’è un mondo fatto di riflessioni puramente personali, che a fronte all’intensità delle emozioni di cui si rivestono acquistano significati generali, universali. Il cielo diventa così la culla di un ricordo, la notte la cassa di risonanza di un sentimento di malinconia, l’inverno l’emblema di una freddezza interiore. Il pessimismo, tuttavia, non la fa da padrone: pur all’interno di una tendenza a identificare una responsabilità cosmica, si ergono diversi emblemi di speranza. La fioritura di un tulipano, il volo spontaneo di una libellula, il fuoco di un dragone che arde come le passioni umane, che conducono alla bellezza salvifica della natura, dell’arte e della poesia.

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